Dopo 13 anni di euro Italia-Germania 1 a 6

La moneta unica cancella la nostra supremazia calcistica. Pil, deficit, export e disoccupazione: Berlino corre noi camminiamo. Quando non andiamo indietro

Italia-Germania 4 a 3. Sono passati quasi 45 anni dall’epico scontro all’Azteca fra la nostra nazionale di calcio e quella tedesca. Una partita memorabile che ci valse la finale ai Mondiali di Messico ’70, poi malamente persa con il Brasile. Ma in un’altra gara, assai meno entusiasmante, quella che si gioca da quando ha corso legale l’euro, le abbiamo prese dai tedeschi. E di brutto. Il risultato finale è clamoroso: Germania batte Italia 6 a 1. A fare i conti è stato l’Osservatorio Impresalavoro che ha messo in fila i principali indicatori della condizione economica rilevati da Istat ed Eurostat nei due Paesi. Ecco, voce per voce, l’esito del confronto.

PIL PRO CAPITE. Qui la differenza è facilmente percepibile anche dal sig. Rossi: il Prodotto interno lordo procapite dei tedeschi è salito in dodici anni da 26.400 a 34.200 euro. Con una differenza di 7.800 euro. L’italiano medio si ferma a 26.700 euro, appena 3.900 in più da quando c’è la moneta unica europea. I tedeschi erano già più ricchi di noi in partenza. Ora lo sono più di prima.

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PIL A VALORI NOMINALI. L’andamento è simile il risultato finale pure. Berlino ha una ricchezza condivisa pari a 2.800 miliardi. Noi poco più della metà. E rispetto al 2001 siamo cresciuti del 24,6%, la Germania del 29,1.

RAPPORTO DEFICIT-PIL. È la corda con cui ci siamo impiccati prima al trattato di Maastricht e poi al fiscal compact. Dodici anni or sono il nostro extra deficit sul Pil era del 3,4%, quello dei tedeschi di poco inferiore. Nel 2013 però il nostro buco di bilancio è addirittura salità al 2,7, mentre loro hanno chiuso con un avanzo dello 0,1%.

DEBITO-PIL. L’indicatore registra un peggioramento in entrambe le economie. Noi, però, siamo peggiorati ben più dei «primo della classe» europea. Eravamo al 104,7% – in pratica dovremmo regalare tutti i nostri redditi di un anno intero per ripianare la voragine – ora siamo addirittura al 127,9%. Merkel e compagni si fermano al 76,9, anche se erano partiti da molto meno, il 57,5%.

DEBITO A VALORI NOMINALI. L’unico dato in cui teniamo dietro la Germania. In dodici anni i crucchi hanno incrementato il loro di 907 miliardi. Noi «appena» di 709. Ci hanno sì superati, ma in una gara in cui chi va più veloce fa crescere lo stock di indebitamento. Un primato poco invidiabile.

SENZA LAVORO. Disastrosa la performance nell’andamento dell’occupazione. I senza lavoro, da noi, erano il 9% quando è nata Eurolandia, a fine 2014 erano il 13,4. Alla corte di frau Merkel è accaduto l’esatto contrario. La percentuale è scesa dal 7,8 al 5%.

ESPORTAZIONI. È forse la voce che descrive meglio la forbice che divide Roma da Berlino. Il nostro export è aumentato del 38,3%, quello tedesco di due volte e mezzo: +84,3%. Ingabbiati nell’euro non ci è più stato possibile ricorrere al gioco grazie al quale siamo stati a galla per decenni, le svalutazioni competitive. Compensavamo la nostra minor competitività facendo cadere il cambio della lira. All’estero le nostre merci costavano meno.

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