Dopo i sequestri alla fiera di Colonia spuntano i tarocchi made in Citterio e Beretta

All’ultima edizione dell’Anuga i consorzi di tutela e Federalimentare hanno smascherato i finti prodotti made in Italy. Ma sugli auto tarocchi tacciono

Colonia, Germania. Nella capitale economia e culturale della Renania si svolge l’Anuga, la più importante fiera al mondo dedicata all’alimentazione. L’edizione 2017 sarà ricordata per lo stillicidio di sequestri opportunamente chiesti e ottenuti da consorzi e associazioni di categoria italiane. Ritirati decine di tarocchi degli alimenti tradizionali italiani. Dal Parmesan portato in Germania dalla Kraft, alla pasta dai nomi improbabilissimi: Spaghetti Banetti, Pasta Dona Mia e ancora Spaguetti La Parmigiana. Per non parlare della passata Tomatino, con la confezione avvolta da nastri e coccarde tricolori.

Fra i mostri esposti dai taroccatori di mezzo mondo segnalo anche un’agghiacciante scatoletta di spaghetti al pomodoro e basilico battezzata Morca-Della (a mandarmi la foto è stata un’amica, Ada Spazzini), orgogliosamente presentata a Colonia dalla slovacca Tatrakon, con sede nella città di Poprad. Ignoro se sia stata oggetto di sequestro.

A mobilitare le autorità tedesche sono stati nell’ordine il Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano e un desk appositamente allestito all’intero dell’Anuga da Cibus-Federalimentare. Il consorzio guidato da Nicola Bertinelli ha ottenuto l’applicazione della tutela per la Dop italiana in base agli accordi comunitari che obbligano tutti i Paesi della Ue a esercitare la vigilanza sulle falsificazioni e, ove richiesto, intervenire con il sequestro. Oltre a quello della Kraft ritirato pure il Parmesan di un secondo produttore americano, la Michelle Farms, di Slippery Rock, Pennsylvania.

Luigi Scordamaglia

«Finalmente il real Italian viene riconosciuto e tutelato anche fuori confine e non solo contro denominazioni o trade mark, ma anche contro l’italian sounding – ha commentato Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare – un’azione necessaria se pensiamo che il giro d’affari maturato da prodotti contraffatti e italian sounding si attesta ben oltre i 60 miliardi di euro, un terzo dei quali solo sul mercato americano».

Come non essere d’accordo con Scordamaglia, sulla necessità di un contrasto serrato e puntuale alle contraffazioni che sottraggono al made in Italy una montagna di soldi? L’italian sounding danneggia i produttori onesti e la collettività, visto che sui tarocchi lo Stato italiano non incassa un centesimo di imposte (e non potrebbe essere diversamente). 

Ma a questo punto mi sorge un dubbio. Quando a produrre i tarocchi, in patria o all’estero, sono gli italiani, come bisogna comportarsi? Pugno di ferro come è accaduto all’Anuga? Oppure è meglio far finta di niente, perché se a taroccare il made in Italy è uno dei nostri, va tutto bene?

I casi non mancano. E riguardano salumifici arcinoti. Inizio con una galleria per immagini sugli auto tarocchi prodotti da aziende italiane, sia nel nostro Paese sia fuori dai confini nazionali. Così rinfresco la memoria anche a Scordamaglia…

Clamoroso il caso dei Fratelli Beretta che a Mount Olive, una cittadina di nemmeno 30mila abitanti nel New Jersey, ha aperto il salumificio più grande degli Stati Uniti. L’azienda brianzola sforna dagli impianti americani diversi salumi. Incluse le imitazioni di alcune delle nostre più note indicazioni geografiche. A cominciare dalla Bresaola che è una Igp (Indicazione geografica protetta)  il cui disciplinare prevede che venga «elaborata nella tradizionale zona di produzione che comprende l’intero territorio della provincia di Sondrio». Un’areale assai distante dalla contea di Morris, nel New Jersey. Altra Igp taroccata a Mount Olive è la Finocchiona, che può essere prodotta esclusivamente nella Toscana continentale. Il fatto che i Fratelli Beretta scrivano sulla confezione «made in Mount Olive, New Jersey», non è certo una esimente. Anzi…

Ma non è da meno Citterio che a Freeland, un paesone in Pensylvania, sforna una Bresaola italian style (com’è scritto sulla confezione), un Capocollo cooked che imita la Dop calabrese e pure il Culatello, che ha ottenuto nel luglio 2016 la tutela della denominazione generica (ecco il comunicato). E nella galleria degli errori non poteva certo mancare lo Speck che da disciplinare non può essere prodotto al di fuori dell’Alto Adige, vale a dire la Provincia autonoma di Bolzano. Ma l’azienda di Rho non si limita a imitare i salumi. Pure i formaggi tarocchi hanno la loro parte nelle abbinate poste in vendita in vaschette uguali in tutto e per tutto a quelle che si trovano nei nostri supermercati. Tranne che per il bollino giallo e rosso della Dop, assente su quelle americane. Come nel caso dei bis Salame Milano & Fontina Cheese oppure Sopressata & Asiago Cheese

Ma c’è anche chi tarocca le Dop direttamente in Italia. Vittima, tanto per cambiare, ancora il Culatello, uno dei salumi più ricercati della tradizione alimentare tricolore. Clamoroso il caso della Montorsi di Vignola, in provincia di Modena, che scrive Qulatello con la Q, ma l’evocazione della Dop è evidente. Mentre un’altra imitazione l’ho scoperta al Bennet di Sedriano, dove la catena comasca mette in vendita un Culatello rigorosamente privo del bollino Dop.

In tutta questa sarabanda di auto tarocchi più o meno credibili, si segnala il silenzio assordante dei consorzi di tutela e pure quello di Federalimentare, solerte nel bloccare i falsi stranieri ma assente quando i taroccatori sono italiani. Atteggiamenti inaccettabili e senza alcuna scusante.

Dimenticavo: tutte le immagini dell’ultima galleria provengono dai siti dei produttori. Basta fare una semplice ricerca con Google. L’unica eccezione è rappresentata dal Culatello Bennet che ho acquistato e fotografato personalmente.

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