Ecco la lista mai pubblicata dei formaggiai canadesi che taroccano il made in Italy

Il 26 settembre 2017 il Senato doveva votare sul Ceta, l’accordo di libero scambio Ue-Canada. Sì o no, tertium non datur, non c’era altra possibilità. La votazione non si è svolta perché il trattato rischiava di essere respinto. Così è uscito dall’agenda dei lavori di Palazzo Madama e rischia di rimanere in questo limbo istituzionale a lungo. Peccato che il Ceta sia comunque entrato in vigore «in via provvisoria», come hanno stabilito i due firmatari, Bruxelles e Ottawa (nella foto Donald Tusk, Justin Trudeau e Jean-Claude Juncker il giorno della firma solenne del trattato).

Fra i tanti effetti indesiderati e pericolosi dell’accordo c’è anche quello di dare la patente di legittimità ai tarocchi prodotti in Canada. Che sono tanti. E imitano praticamente tutte le eccellenze del made in Italy a tavola. Ma chi sono i taroccatori? Finora nessuno è riuscito a dar loro un nome. Così, armato di pazienza, ho spulciato gli elenchi delle associazioni industriali nordamericane e sono riuscito a ricostruire  la geografia del tarocco. Per ognuna delle nostre Dop (Denominazione di origine protetta) c’è un doppione made in Canada. Dal Prosciutto di Parma al San Daniele, oltre agli immancabili Parmesan, Combozola, Asiago e Provolone. A guidare questa poco invidiabile classifica sono i formaggi e la falsificazione delle specialità della tradizione italiana si concentra soprattutto in tre province canadesi: Ontario, Quebec e Columbia Britannica, anche se non mancano le eccezioni. 

Qui sotto pubblico comunque la lista integrale dei caseifici canadesi dediti alla falsificazione sistematica dei nostri prodotti protetti dalle Dop. So bene che si tratta di un elenco incompleto perché mi sono limitato a censire gli impianti industriali e non i produttori artigianali. Ma sono sicuro che i tarocchi che invaderanno i mercati, avendo ottenuto la patente di legittimità dal Ceta, usciranno quasi sicuramente da questa tabella.

Dimenticavo: il piazzista di Ottawa, vale a dire il premier canadese Justin Trudeau, negli stessi giorni in cui firmava solennemente a Bruxelles il trattato di libero scambio con l’Unione europea, inoltrava all’Organizzazione mondiale del commercio (il Wto) un ricorso contro Italia e Francia per le norme sull’etichettatura d’origine. Bollate come un «ostacolo tecnico» alla libera circolazione delle merci. La fregatura sta proprio nella malafede dei canadesi. Con il Ceta abbattono i dazi e poi ci vogliono impedire di rendere riconoscibili i veri prodotti italiani dai loro tarocchi. Chi nel nostro Paese ha salutato con favore la firma del trattato dovrebbe riflettere, a cominciare dai numero uno di Federalimentare e Confagricoltura, Luigi Scordamaglia e Massimiliano Giansanti.

 

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