Ecco la più potente lobby Usa che vuole demolire Dop e Igp

Si chiama Consortium for common food names ed è la più potente lobby degli Stati Uniti impegnata nel negoziato per il Trattato Transatlantico di libero scambio, il TTIP. Il suo obiettivo è sostanzialmente uno soltanto: impedire che le nostre eccellenze a tavola ottengano il riconoscimento dell’unicità al di fuori dell’Unione europea. Il nemico da battere – e  abbattere – per gli americani sono Dop e Igp, le indicazioni geografiche che proteggono i prodotti legati al loro territorio d’origine. Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Pecorino ma anche Prosciutto di Parma, San Daniele, insomma il piatto forte del made in Italy alimentare.

Il Consortium for common food names ha sede ad Arlington, in Virginia, città famosa, fra l’altro, per l’imponente cimitero di guerra, dove sono TABELLA-AURICCHI1sepolti 300mila caduti, dalla guerra di secessione fino a quella in Iraq. L’attività dei soci del consorzio si concentra però nel Wisconsin, dove hanno sede centinaia di industrie lattiero casearie, come quella del presidente, Errico Auricchio, proprietario della BelGioioso Cheese che sforna le copie, i tarocchi, dei più rinomati formaggi italiani. Cugino di Giandomenico Auricchio, presidente delle Fiere di Parma ed ex numero uno di Federalimentare, ma soprattutto noto per essere il «re del Provolone», Errico si è trasferito negli Stati Uniti negli anni Settanta, dove ha avviato un caseificio. Ho già raccontato le vite parallele dei due eredi della dinastia fondata a San Giuseppe Vesuviano, nel 1877 dal capostipite Gennaro Auricchio. Chi volesse leggerla la trova qui.

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Errico Auricchio

Mi interessa invece spiegare l’attività politica di Errico, che si sostanzia proprio nell’operazione di lobbying del Consortium for common food names. Come è spiegato chiaramente nel sito web, l’obiettivo è di screditare le rivendicazioni dell’Europa sulle Denominazioni d’origine, che vengono ritenute un «ostacolo al libero mercato» e uno «strumento protezionistico con il quale l’Unione europea vuol far fallire il TTIP».

La tesi di fondo è che Dop e Igp altro non siano se non «nomi comuni alimentari» che gli americani hanno il diritto di utilizzare perché entrati nell’uso corrente. Un’argomentazione, questa, capace di frantumare letteralmente tutto il sistema di protezione delle eccellenze a tavola di cui si è dotata l’Unione europea. Se passasse questa impostazione i tarocchi prodotti nel Wisconsin dai formaggiai guidati da Errico Auricchio acquisirebbero la patente di legittimità. Se è difficile immaginare che Parmesan e Gorgonzola Cheese possano aver successo in Italia, i cloni sono invece destinati a conquistare fette di mercato in tutti gli altri Paesi europei e pure nel resto del mondo. Costano meno degli originali e quindi un pubblico che non abbia familiarità con gli originali è facilmente tratto in inganno. Già, perché di inganno si tratta. Un colossale, gigantesco e spudorato imbroglio. Altro che nomi comuni: Auricchio (l’americano, dico) e soci giocano sull’evocazione delle specialità alimentari italiane per indurre i consumatori in errore. E pretendono di imporre al resto del mondo questa loro furbata, accusando di protezionismo quanti si oppongono al loro raggiro.

Con cadenza trimestrale il Consorzio dei taroccatori pubblica un Alert che informa i soci sugli sviluppi della situazione. Soprattutto in merito alla trattativa fra Usa e Ue per il Trattato transatlantico. Incidentalmente le tesi di Auricchio (quello americano) e soci sono sposate dall’amministrazione federale americana che nell’ultimo Special Report pubblicato quest’anno mette in campo una «forte difesa dei nomi comuni alimentari». Le stesse argomentazioni, usate guardacaso di recente dal settimanale inglese The Economist per demolire il sistema di protezione dei prodotti Dop e Igp e riprese pure da alcuni media italiani, come Il Post, con un articolo inquietante dal titolo: La sacralità del made in italy è una rovina

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La scorsa estate l’allora viceministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che di recente ha assunto la guida del dicastero al posto della dimissionaria Federica Guidi, aveva annunciato che l’accordo sul TTIP avrebbe previsto la «doppia circolazione»: i tarocchi americani sarebbero stati venduti assieme alle Indicazioni geografiche originali. Poi il silenzio, fino alle proteste degli agricoltori francesi negli scorsi mesi. Il rischio che prevalga la tesi del Consortium for common food names è molto forte. L’importante è essere consapevoli che si tratta della tesi sostenuta dai lobbisti americani, e destinata a scardinare il sistema europeo a difesa di Dop e Igp.

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