La Commissione europea abolisce le etichette trasparenti: sdoganato il Parmesan

È in arrivo la madre di tutte le fregature: il colpo di spugna definitivo, deciso da Juncker e compagni, sulle etichette d’origine per i cibi che portiamo a tavola tutti i giorni

Bruxelles ha fatto partire  il conto alla rovescia per il Regolamento attuativo sull’ingrediente primario, con le nuove norme destinate a far saltare l’etichettatura d’origine per molti prodotti alimentari. Latte a lunga conservazione, burro, yogurt, formaggi, pasta, riso e sughi di pomodoro. In pratica i cibi sui quali era scattato l’obbligo di tracciabilità sul Paese di provenienza della materia prima principale, dopo il pacchetto di decreti introdotti negli ultimi due anni dai ministeri retti da Maurizio Martina (Politiche Agricole) e Carlo Calenda (Sviluppo Economico).

Dopo la bozza pubblicata per consultazione a gennaio dalla Commissione Ue sul proprio sito web, Juncker e compagni hanno dapprima emendato il testo originale del provvedimento. Portandolo poi al confronto con le parti interessate. Cioè i  Paesi dell’Unione. Il vertice decisivo si è tenuto lunedì 16 aprile 2018, quando l’Eurogoverno ha ricevuto i ministri competenti dei Ventisette. Secondo la lista dei partecipanti, l’Italia ha schierato una delegazione ai massimi livelli molto numerosa, in tutto 7 persone: 2 per il ministero della Salute, 3 fra Politiche Agricole e Sviluppo Economico, oltre a due esperti.

A questa platea Juncker ha sottoposto l’ultima versione dell’atto  destinato ad applicare l’articolo  26 del Regolamento Ue numero  1169 del 2011. Il vertice si è svolto rigorosamente a porte chiuse, ma da quello che è filtrato molte delle delegazioni hanno formulato proposte di emendamento circostanziate. Alcune sono entrate nel testo finale.

Lunedì 7 maggio 2018 ho potuto consultare la nuova bozza, presumibilmente l’ultima, del  testo sfornata dalla Commissione.   Ecco le novità, assieme ad alcune importanti conferme.

L’articolo 1, nella nuova formulazione, recita:

«Il presente regolamento stabilisce le modalità di applicazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento UE n. 1169/2011 se il Paese d’origine o il luogo di provenienza di un alimento sono forniti con qualsiasi mezzo, quali dichiarazioni, presentazione illustrata, simboli o termini, riferiti a luoghi o aree geografiche, ad eccezione dei termini geografici inclusi nei nomi comuni e generici in cui tali termini indicano letteralmente l’origine ma la cui comprensione comune non è un’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza».

Pare un meccanismo studiato apposta per sdoganare il Parmesan, il tarocco del nostro Parmigiano Reggiano Dop più diffuso al mondo. La mia, lo dico a scanso di equivoci, è una interpretazione del testo originale, tuttora redatto soltanto in inglese dalla Commissione, in attesa della traduzione ufficiale. Una interpretazione confermata dall’europarlamentare della Lega Angelo Ciocca: «Un ipotetico Parmesan«, scrive in una nota, «sarebbe esente dall’obbligo di indicazione perché, secondo la Commissione, un consumatore dovrebbe già sapere che si tratta di un’imitazione».  A dir poco aberrante!

LE IGP CONSERVANO L’ANONIMATO

Dopo aver di fatto legalizzato il Parmesan, il Regolamento esecutivo mantiene nell’anonimato le IGP, Indicazioni geografiche protette. Dunque continueremo a non sapere da dove arriva la carne con la quale sono confezionate Bresaola della Valtellina, Speck dell’Alto Adige, Mortadella di Bologna, solo per citare i salumi più noti. Una deroga, su cui si sarebbero spesi soprattutto i ministri italiani. In questo caso hanno prevalso gli interessi della nostra industria di trasformazione che non ci tiene a far sapere da dove provengano la materie prime utilizzate.

ORIGINE: PIANETA TERRA

Confermata, fra l’altro la dichiarazione d’origine generica che di fatto depotenzia l’intera norma. In pratica sulla confezione si potrà scrivere:

«UE», «non UE» oppure «UE e non UE».

Forse si farebbe prima a indicare «Pianeta Terra», come suggerisce provocatoriamente l’avvocato Dario Dongo, visto che l’area identificata coincide con la superfice dell’Unione europea sommata al resto del corpo celeste su cui ci troviamo. Tutta la Terra, insomma.

Ma c’è una ulteriore fattispecie di etichettatura prevista dei soloni europei. Anziché dichiarare la provenienza dell’ingrediente primario, si può anche negare l’origine presunta dai consumatori. Ad esempio, per un formaggio commercializzato con un marchio italiano si potrebbe scrivere:

«Il latte non proviene dall’Italia».

Lasciando ai consumatori di desumere la reale origine della materia prima. Nel dubbio potranno ritenere che si tratti di latte «terrestre», notoriamente molto diverso da quello marziano o lunare.

GENTILONI PROROGA I DECRETI CHE NON CI SONO

La pubblicazione del Regolamento attuativo sulla Gazzetta Ufficiale della Ue è attesa a giorni. Giusto il tempo per tradurre (finalmente!) il testo dall’inglese alle altre lingue dell’Unione. Tre giorni dopo l’uscita in Gazzetta le norme contenute nel provvedimento entreranno in vigore. Facendo decadere automaticamente tutti i decreti italiani su latte, formaggi, riso, pasta e sughi di pomodoro, che contenevano la loro stessa obsolescenza programmata. Dovevano scadere con l’entrata in vigore del nuovo regolamento Ue. Lunedì 7 maggio 2018, però, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato «in qualità di Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali assieme con il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda il decreto con il quale si assicura l’applicabilità fino al 31 marzo 2020 dei decreti ministeriali». Così recita il comunicato diffuso sul sito del MIPAAF

Un atto inutile, perché proroga dei provvedimenti che secondo la Commissione Ue non esistono neppure, visto che l’Italia li ha notificati a Bruxelles ma poi li ha ritirati (qui la ricostruzione dell’intera vicenda).

STABILIMENTO DI LAVORAZIONE NELLA NEBBIA

Sorte analoga toccherà a un altro decreto. Quello sull’obbligo di indicare lo stabilimento di lavorazione in etichetta. Entrato in vigore nominalmente il 5 aprile 2018, vale meno della carta su cui è stato stampato. Il Commissario Ue Vytenis Andriukaitis, in una lettera datata 30 gennaio 2018 e indirizzata al nostro Ministero degli Esteri, giudica «irricevibile» l’ultimo testo notificato da  Martina e Calenda il 3 ottobre 2017. Peccato che nel frattempo le imprese alimentari italiane abbiano dovuto modificare tutte le etichette in base alle prescrizioni del Decreto respinto da Bruxelles e dunque privo di valore.

 

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