La sindrome di Stoccolma nel piatto degli italiani

Il silenzio sui finti formaggi italiani a Expo, la rinuncia a difendere le Dop,
il diktat dell’Europa sul latte in polvere. Ci stanno facendo neri

Sul made in Italy a tavola le stiamo prendendo da tutti. E potrebbe essere soltanto l’inizio. Mai l’Italia era stata così debole e così sotto schiaffo. Le botte arrivano un po’ dappertutto. Dalla Russia, dagli Stati Uniti e dall’Europa. Ma andiamo con ordine che altrimenti c’è da perdersi.

I finti formaggi italiani all’Expo

Innanzitutto i russi: si sono permessi di esporre nel faraonico padiglione voluto da Vladimir Putin all’Expo dei falsi formaggi italiani. Bandierine, nastrini, finte marche del Belpaese. Nonostante la provocazione fosse di quelle che si fa fatica a digerire non c’è stata alcuna presa di posizione ufficiale. Nulla. Neppure una indignazione formale e di circostanza. Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina (assieme al resto del governo) ha osservato un silenzio degno del più ligio fra i monaci trappisti. Le associazioni della filiera, guidate da Federalimentare e Coldiretti, si sono limitate a far presente che con l’embargo messo da Putin come ritorsione alle sanzioni occidentali, per i tarocchi italiani in Russia è boom. E qui siamo in piena sindrome di Stoccolma. Anziché prendercela con chi il made in Italy tarocco lo produce e ha la sfrontatezza di esporlo a casa nostra ce la prendiamo col resto del mondo. Se volete approfondire la questione ecco il post in cui ricostruisco tutto il retroscena su Ilcasalingodivoghera.it.

Rinunciamo a difendere le Dop

Se dallo zio Ivan ci presentiamo con le braghe calate siamo pronti a farlo anche con gli americani. Il governo e il solito Martina hanno issato bandiera bianca sul fortino delle Dop. Lo scorso novembre, in audizione alla Camera, il ministro aveva fatto la seguente dichiarazione sul Trattato transatlantico di libero scambio (TTIP):

«L’Unione europea  non potrà accettare un arretramento sulle denominazioni geografiche controllate. Per esempio il parmigiano reggiano Dop non potrà subire la concorrenza di prodotti contraffatti. Poiché si sa che i prodotti italiani subiscono l’italian sounding, il ministero è già impegnato con gli altri ministeri europei per la tutela su questi fronti. L’obiettivo è riconoscere anche negli Usa quella protezione riservata alle denominazioni controllate. Nella linea di contrattazione è prevalsa quella dell’Italia, vale a dire che la Commissione europea vincoli il più possibile la denominazione dei prodotti negli Usa»

A fine maggio, a margine di un convegno Coldiretti, Martina sul TTIP ha sancito la retromarcia:

«Dobbiamo valutare senza ideologia se questi strumenti sono utili per rafforzare il settore agroalimentare italiano ed europeo. Credo che tutte le valutazioni debbano essere fatte a trattativa conclusa, ma questi accordi se ben impostati sono una opportunità».

Prepariamoci all’invasione dei tarocchi. Come sempre quando ce ne accorgeremo – vale a dire a trattativa conclusa e ratificata dal Parlamento Usa – sarà tardi.

L’Europa ci impone il formaggio senza latte

Il terzo siluro al made in Italy a tavola arriva dritto dritto da Bruxelles. La Commissione Ue ha inviato all’Italia una lettera in cui chiede (eufemistico perché in realtà: impone) di cancellare dal nostro ordinamento la proibizione di produrre formaggi e yogurt con la polvere di latte, anziché col prodotto fresco. Per l’Eurogoverno il divieto, sancito da una legge della Repubblica datata 1974, «rappresenta una restrizione alla libera circolazione delle merci» nel mercato unico. La solita antifona, con cui il politburo di Bruxelles ha affondato numerosi provvedimenti destinati a difendere il made in Italy. A cominciare dall’etichetta d’origine. La pratica di utilizzare il latte ricostituito è molto diffusa in altri Paesi, come Germania e Olanda. Che di fatto orientano tutte le decisioni dell’Europa, si tratti di finanza pubblica o di agricoltura.

Dunque il 2015 potrebbe essere l’anno della svolta. Negativa. Assieme alle Dop e ai veri prodotti made in Italy se ne va anche un pezzo importante della sovranità che ci restava.

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