Obbligati a comperare dalla Merkel la plastica per le nuove carte d’identità elettroniche

Per produrre le carte d’identità elettroniche saremo costretti a importare il policarbonato dalla Germania. Ce lo impone l’Unione europea

La notizia arriva dall’Unindustria di Varese. Me la segnala l’ottimo Davide Cionfrini che per la Confindustria provinciale cura comunicazione e immagine:  un’impresa locale, la Bilcare di Castiglione Olona, è l’unica azienda in Europa a produrre supporti in Pvc con cui già si realizzano carte di credito e fedeltà per clienti, anche pubblici, di tutto il mondo. Italia esclusa, però. Già, perché una norma fatta passare tra le pieghe dei regolamenti comunitari, impedisce ai 28 stati membri dell’Unione di utilizzare un supporto diverso dal policarbonato. Incluso il Pvc, una materia plastica imparentata con il vinile dei vecchi dischi, che rappresenta lo standard indiscusso a livello mondiale per carte di credito e di debito – i bancomat –  come per le tessere fedeltà offerte ai clienti dalle catene della grande distribuzione e in taluni Stati i permessi di soggiorno per gli stranieri.

Ora si tratta di realizzare anche da noi, in Italia, le carte d’identità elettroniche. E si pensava di produrle a costi accettabili, a partire dal Pvc.  Così non sarà, a quanto pare, perché la Commissione europea impone di utilizzare come supporto esclusivamente il policarbonato made in Germany o made in China.Carta d'identit elettronica - carta di servizi

Ma quale sarà mai il motivo di questa scelta? A porre la domanda al Ministero dello Sviluppo Economico e alla Zecca dello Stato è stata proprio la Bilcare Research di Castiglione, unica filiale al mondo di un gruppo internazionale con stabilimenti in Europa, America e Asia, capace di lavorare il supporto per le card elettroniche. «Secondo il Poligrafico dello Stato il Pvc non può essere oggetto di una fornitura per realizzare documenti di identità perché la Ue imporrebbe l’uso del policarbonato», spiega Pietro Parmeggiani,  amministratore  delegato dell’azienda varesina.  Materiale prodotto solo in Germania e da qualche anno pure in Arabia Saudita e  Cina, ma non in Italia. E già utilizzato oggi per fare le patenti di guida, anche queste ugualmente soggette all’obbligo europeo di impiego del policarbonato.

Eppure c’è un dettaglio conclusivo che dovrebbe far pendere l’ago della bilancia a favore del supporto made in Italy: il policarbonato è molto più caro: si paga da 25 a 35 euro al chilogrammo, contro i 5 del Pvc. Almeno cinque volte tanto. Un prezzo che si scaricherebbe sullo Stato in prima battuta per poi riversarsi sui singoli cittadini. «Un documento che potrebbe costare 5 euro», spiegano alla Bildcare», alla fine rischia di essere pagato almeno 35. Forse anche di più». A intascare sarebbe la Merkel. Come sempre.

 

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