La verità sulla navicella Orion: è come viaggiare su una Fiat 128. Nuova fiammante

Innanzitutto chiariamo un equivoco. Navetta, navicella, capsula: non sono sinonimi. Lo Space Shuttle era una navetta spaziale. La Orion è una navicella. Più precisamente una capsula. La differenza è abissale. Mentre lo Shuttle decollava spinto da razzi vettori ma atterrava con i propri mezzi, planando come un aeroplano, la Orion al rientro nell’atmosfera terrestre può soltanto ammarare dopo che la sua velocità viene ridotta da paracadute frenanti. Una tecnica adottata con successo dalle missioni Apollo., quelle che portarono l’uomo sulla Luna. E proprio qui sta il punto. Rispetto allo Shuttle,  la Orion rappresenta un passo indietro nel tempo di mezzo secolo abbondante. Era il 1961 quando il programma apollo prendeva il via con il primo volo suborbitale. E non è un caso se la capsula Orion che ha compiuto il primo volo orbitale senza equipaggio – era il 5 dicembre scorso – ha utilizzato uno scudo termico realizzato con il medesimo materiale che proteggeva gli astronauti americani al rientro dalle missioni sulla Luna. La Nasa ha scartato tutti i nuovi materiali proposti da laboratori e ricercatori all’avanguardia e ha deciso di proteggere la base della nuova capsula spaziale con l’Avcoat, un materiale sviluppato all’inizio degli anni Sessanta, abbandonando il sistema delle mattonelle che proteggevano al rientro gli Shuttle. «Il materiale che la Nasa ha scelto di utilizzare», conferma Jim Tibaudo, direttore dello sviluppo della Textron, intervistato da Space Daily, «è lo stesso impiegato dal programma Apollo negli anni Sessanta». Otto anni fa l’Agenzia spaziale Usa ha bandito una gara pubblica per la realizzazione di uno scudo termico capace di sopportare i 2.700 gradi che si sviluppano al rientro nell’atmosfera. Risultato: i nuovi materiali avevano prestazioni inferiori all’Avcoat.

Ma è l’intera tecnologia della Orion a ricalcare in tutte le componenti quella del progetto Apollo. Per dare l’idea è come se dovessimo andare in giro con una 128 della Fiat. Nuova fiammante. Quarant’anni di ricerca scientifica e tecnologica azzerate. L’esplorazione spaziale americana è tornata in piena era Von Brown, l’ingegnere spaziale tedesco, inventore della bombe volanti V1, V2 e V3 che colpirono Londra nell’ultima Guerra Mondiale (nella gallery in testa all’articolo compare con un modellino di navetta spaziale). Senza contare che gli Shuttle erano stati progettati, sempre da Wernher Von Brown, ma per costruire in orbita l’astronave destinata a portare l’uomo su Marte. Questa però è un’altra storia che ci porterebbe fuori strada. La racconterò un’altra volta.

Agli americani la Orion è indispensabile: dopo aver pensionato gli Space Shuttle non hanno più nulla in grado di portare gli astronauti nemmeno sulla Stazione spaziale orbitante. Devono chiedere un passaggio sulla capsula russa Sojuz. Ma l’intero programma continua ad accumulare ritardi su ritardi rispetto alla tabella di marcia iniziale. Il primo volo con equipaggio umano, inizialmente previsto per il 2017 è stato rinviato a novembre 2018. E a questo punto ben difficilmente sarà rispettata la scadenza del 2021 per il ritorno dell’uomo sulla Luna.

In attesa di capire cosa sarà del progetto Orion godiamoci il ritorno della Fiat 128 spaziale.

 

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