Dalle nozze fra Milano e Piacenza nasce il super consorzio Terrepadane

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Marco Crotti

Oltre 180 milioni di euro di fatturato previsto a fine 2014, 104 dipendenti, bilanci chiusi in utile da diversi anni. Compresi quelli della grande crisi, roba da far invidia a più d’un campione confindustriale. Il Consorzio agrario di Piacenza ha una storia invidiabile alle spalle, dopo essere stato sull’orlo della chiusura all’inizio del decennio scorso.  A guidarlo è Marco Crotti, ex enfant prodige della Coldiretti, a lungo numero uno del Cio, il Consorzio interregionale ortofrutticoli, uomo dalla schiena dritta e dalle idee chiare.  Ora Piacenza non è più sola: il vecchio Cap (Consorzio agrario provinciale), vecchio perché la fondazione risale al 1900, si è fuso con quello di Milano. Un’operazione che andava fatta: la congiuntura impone le aggregazioni anche negli organismi intermedi, quali sono appunto i consorzi. Crotti è stato bravissimo nel trasformare un’operazione complessa e fatta per forza in un’opportunità. Ha capito subito che la nuova entità andava sprovincializzata. Ogni riferimento territoriale ne avrebbe limitato la portata e gli obiettivi. È nato così il Consorzio Terrepadane che ora serve ben quattro province: oltre a Piacenza e Milano, anche Lodi e Pavia.

Ma è soltanto l’inizio. Terrepadane, oltre a essere il nome del nuovo consorzio «è anche un brand», come ha sottolineato durante la presentazione avvenuta oggi al Palazzo Gotico di Piacenza lo stesso Crotti. All’evento hanno partecipato i vertici della Coldiretti, il presidente  Roberto Moncalvo e il segretario generale Vincenzo Gesmundo, a testimoniarne l’importanza.

In effetti l’operazione che super Marco Crotti ha realizzato, potrebbe essere il modello per altre aggregazioni destinate a rafforzare la struttura dei consorzi. Ben oltre la semplice fusione fra strutture provinciali. E non è detto che Terrepadane non entri direttamente in altre operazioni simili. L’iniziativa si inserisce nella più vasta operazione di svecchiamento dell’agricoltura italiana e dei suoi organismi avviata dall’ex numero uno della Coldiretti Sergio Marini che ha trovato nell’attuale presidente Moncalvo un sapiente regista. Chi pensa di tenere in scacco ancora a lungo il popolo dei campi, relegando le produzioni agricole in una posizione subalterna all’industria di trasformazione, sbaglia di grosso.

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