Sasso, Bertolli e Carapelli, per non farli tornare italiani la Spagna li vende agli inglesi

Ora è definitivo: Sasso, Bertolli e Carapelli non ritornano italiani. I tre marchi storici dell’olio italiano finiscono in pancia al fondo britannico Cvc Capital Partners, quartier generale a Londra. Il consiglio di amministrazione della Deoleo ha dato il disco verde agli inglesi che hanno proposto un’operazione in tre fasi. Dapprima acquisto delle quote messe in vendita da Bankia e Banco Mare Nostrum, entrambe nazionalizzate da Madrid perché piene di debiti. Questa prima tranche di azioni è  pari al 21,3 del capitale della Deoleo. Successivamente Cvc Capital acquisirà un altro 9% partecipando a un aumento di capitale. A quel punto avrà superato il 30%, soglia oltre la quale scatta l’obbligo di Opa (offerta pubblica d’acquisto) sul 100% del capitale Deoleo. Costo complessivo: 800 milioni di euro.
Poco più di quanto aveva proposto il Fondo Iq, partecipato pariteticamente dal nostro Fondo strategico e dal fondo sovrano del Qatar. Piuttosto che far tornare all’Italia la proprietà di Sasso, Bertolli e Carapelli gli spagnoli hanno spalancato le porte ai britannici. «I produttori spagnoli di olio d’oliva si mobilitano per evitare il controllo italiano di Deoleo», El sector del aceite se moviliza para evitar el control italiano de Deoleo, titolava così lo scorso 2 aprile il quotidiano El Pais. Quindi era qualcosa in più di una semplice difesa nazionalistica di un gruppo che ha rappresentato il fiore all’occhiello dell’industria alimentare spagnola per decenni. A tutti ma non agli italiani: il governo spagnolo, sceso in campo con i ministri dell’Economia e dell’Agricoltura contro l’offerta del nostro Fondo strategico, temeva che i tre marchi storici dell’industria oleicola, Sasso, Bertolli e Carapelli, una volta tornati a casa, potessero rafforzare la loro supremazia a livello mondiale, visto che già ora sono nella top 10 delle marche d’olio più vendute nei cinque continenti. Vien da ridere a ripensare alla stroncatura dell’offerta italiana pronunciata pochi giorni fa da Marco De Benedetti, figlio di Carlo e numero uno del fondo Carlyle in Europa: «Spererei che le poche risorse pubbliche siano focalizzate su quello di cui ha davvero bisogno questo Paese. Mi pare curioso questo interesse del Fondo strategico italiano per l’estero». Bastava dare un’occhiata anche all’edizione online dei giornali spagnoli per capirne il senso.

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