Segretezza, tarocchi e tribunali speciali: le tre fregature del Trattato transatlantico

Lunedì 19 ottobre 2015 si è aperto a Miami l’undicesimo round negoziale fra Europa e Stati Uniti per il TTIP, il Trattato transatlantico di libero scambio. Dall’ultimo post che ho pubblicato (era il 7 gennaio scorso) è passato parecchio tempo. E sono successe diverse cose. Ecco in breve un riassunto ragionato degli ultimi avvenimenti.

I negoziati Usa-Ue continuano ad essere segreti. La Commissione europea ha pubblicato la scorsa estate una serie di documenti, in pratica dei position paper, che si potevano considerare superati nel giro di poche settimane. L’ultima uscita della commissaria europea al Commercio Cecilia Malmström, ha riattizzato le polemica. La politica svedese ha ribadito a un giornalista inglese dell’Indipendent che l’eventuale accordo non sarebbe sottoposto al giudizio popolare, chiudendo con un’affermazione che ha scatenato il putiferio: «Io non rispondo ai popoli europei» (ecco il link all’articolo). Dichiarazione improvvida, arrivata a pochi giorni di distanza dalla grande manifestazione di Berlino con i 250mila in piazza contro il Trattato transatlantico.

Vi risparmio il riassunto dello tsunami che tutto questo ha scatenato nel Vecchio Continente, anche perché non voglio addentrarmi nello scontro politico in cui per altro le posizioni di favorevoli e contrari si stanno radicalizzando. Mi limito a elencare le tre grandi fregature che ci riserva il TTIP, al di fuori delle polemiche strumentali e pseudo ideologiche.

Prima fregatura: segreto assoluto sui negoziati

Come si è capito chiaramente dai primi due anni di trattative, il confronto fra le due parti avviene nel segreto più assoluto. Paradossalmente gli unici top secret phrase made from metallic letterpress blocks in mixed wooden lettersad avere contezza di quel che accade dietro le quinte sono i lobbysti attivi a Bruxelles. Perfino il nostro Parlamento riceve informazioni frammentarie e filtrate dai funzionari dell’Unione europea. A imporre il vincolo della segretezza sono gli Stati Uniti, consapevoli che meno si conosce sui contenuti del trattato e più probabilità ha l’amministrazione americana di portare a casa un buon risultato. Anche in assenza di un passaggio parlamentare, il Trattato transatlantico, come tutti gli accordi internazionali, non può essere sottoposto a referendum, almeno in Italia. Alla fine, dunque, ci toccherà digerire il boccone anche qualora si rivelasse amarissimo. Trovo preoccupante che un organismo sovranazionale come la Commissione europea possa  impegnare i 503 milioni di abitanti dell’Europa senza che le istituzioni politiche dei diversi Paesi possano intervenire nella trattativa. Il cui esito, per di più, si conoscerebbe soltanto ad accordo raggiunto. 

Seconda fregatura: i tarocchi Usa avrebbero corso legale

Se all’inizio del negoziato era un rischio, ora c’è la certezza: i falsi prodotti made in Italy confezionati negli States acquisirebbero con il TTIP una patente di legalità. Il Parmesan, la finocchiona made in Wisconsin, il prosecco della California: gli americani si rifiutano categoricamente di FORMAGGI DOP Oriconoscere sia le Denominazioni di origine protetta (Dop) sia le Denominazioni d’origine controllata (Doc) che ritengono «nomi comuni alimentari». La potente lobby dei taroccatori Usa ha costituito un’entità, il Consortium for common food names: vale la pena di visitare il sito web dove compaiono tutte le argomentazioni che ammanniscono all’opinione pubblica americana (e pure al Congresso) per rivendicare il diritto di taroccare le eccellenze del made in Italy a tavola.  Vi risparmio tutto il balletto sulla difesa a oltranza delle nostre indicazioni d’origine, inscenato dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. Né possiamo aspettarci che l’Europa vada allo scontro per difendere i nostri formaggi. «Le Dop interessano a noi italiani e un po’ ai francesi», mi confessava il presidente di Cibus (Fiere di Parma) ed ex numero uno di Federalimentare Giandomenico Auricchio. E in effetti basta vedere la classifica dei formaggi a denominazione d’origine per capire chi sia davvero interessato alla partita. Oltretutto, come si vede dal grafico qui a fianco compilato da Assolatte, spicca l’assenza della Germania. Difficile che i proconsoli della cancelliera Angela Merkel, installati a Bruxelles, si battano per difendere un prodotto di cui ai tedeschi non frega nulla.  L’effetto finale del TTIP sarebbe di delegittimare tutto il sistema europeo delle indicazioni d’origine. A trattato sottoscritto i tarocchi americani invaderebbero i banconi dei nostri supermercati. A prezzi inferiori di oltre il 50%. A quel punto, altro che difesa del made in Italy!

Terza fregatura: i tribunali speciali

Ma il rischio più grande è legato al cosiddetto «Investor-state dispute settlement», in Sigla Isds: meccanismo di risoluzione delle controversie fra investitori e Stati, che gli Stati Uniti hanno cercato di imporre pervicacemente all’Europa. In pratica un sistema alternativo alla giustizia ordinaria che consente ai ricorrenti di saltare i Tribunali civili per rivolgersi a un organismo di arbitraggio sovranazionale. Se ad esempio uno dei Paesi legati al Trattato transatlantico dovesse approvare una legge che impedisce la commercializzazione sul proprio territorio dei prodotti che imitano quelli  tradizionali, il produttore americano del tarocco messo fuori legge potrebbe far ricorso all’Isds. E il giudizio sarebbe inappellabile. Un USA Europa Rechtmeccanismo pericoloso perché consente di derogare al principio del giudice naturale, stabilito in base alla competenza per legge o per territorio. In verità la Commissione europea ha fatto una controproposta agli americani, con l’istituzione di una corte per la protezione degli investimenti (ecco il documento datato 15 settembre 2015). Ecco come l’ha presentata il primo vicepresidente dell’eurogoverno, Frans Timmermans:

La proposta relativa a un nuovo sistema giudiziario per la protezione degli investimenti rappresenta una reale innovazione. Questo nuovo sistema sarà composto da giudici pienamente qualificati, i procedimenti saranno trasparenti e le cause saranno giudicate in base a regole chiare. Il tribunale sarà inoltre soggetto al riesame di un nuovo organismo d’appello. Con questo nuovo sistema tuteliamo il diritto dei governi di legiferare e garantiamo che le controversie in materia di investimenti siano risolte nel pieno rispetto dello stato di diritto

In questo passaggio, a onor del vero, la Commissione europea ha percepito la gravità delle conseguenze a livello politico e istituzionale che avrebbe comportato l’accettazione degli Isds. Vale a dire l’obliterazione dei tribunali ordinari a vantaggio di arbitri compiacenti e pronti a smontare il sistema delle leggi nazionali. 

Da quel che mi risulta gli americani hanno accolto con freddezza la proposta europea. Tanto è vero che negli ambienti governativi d’oltreoceano si prevede il prolungamento dei negoziati di almeno due anni. Evidentemente Washington confidava proprio nel meccanismo di risoluzione delle controversie per dare la spallata finale al nostro sistema di protezione del made in Italy. Pericolo scampato? Chissà…

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