A Spagna, Turchia e Tunisia il governo mondiale dell’olio. L’Italia non tocca palla

A controllare il Consiglio oleicolo internazionale (Coi), l’ organismo di governo mondiale dell’oro verde, sono tre grandi produttori: Spagna, Tunisia e Turchia che hanno collocato nei posti chiave della struttura tre personaggi di peso. Il tunisino Abdellatif Ghedira è stato nominato direttore generale lo scorso 1° gennaio. Poi è stata la volta dei due vice: il turco Mustafa Sepetçi e lo spagnolo Jaime Lillo Lopez. La nomina dell’iberico, formalizzata la scorsa settimana ha suscitato un vespaio. Innanzitutto perché a Lillo Lopez, fa capo l’unità di analisi chimica oleicola, decisiva per fissare le regole e gli standard di qualità. E dire che gli spagnoli già controllavano, a Bruxelles, anche due posti chiave nella piramide del potere comunitario che detta le regole sull’agroalimentare. Lo spiega il documentatissimo Alberto Grimelli su Teatronaturale.it: «Spagnoli sono il capo unità del settore Vino, bevande spiritose, prodotti orticoli, colture specializzate, che comprende anche l’olivo, Zorrilla Torras Jesus e il responsabile dell’unità olio d’oliva, Miguel Garcia Navarro». Di più: Lillo Lopez può contare su una struttura di 30 collaboratori, fra tecnici e funzionari, 25 dei quali sono spagnoli.

Fra l’altro, come segnala il portale Agricolae.eu, pur di assegnare a Madrid la regia degli standard oleicoli, il Coi ha fatto carta straccia del bando a suo tempo predisposto per la gara, che prevedeva un’esperienza almeno quindicennale in tre ambiti: cooperazione tecnica, standardizzazione delle norme e promozione. Caratteristiche che Lillo Lopez, nonostante possa vantare un curriculum di tutto rispetto al ministero dell’Agricoltura spagnolo, non possiede. Fra l’altro i giornali iberici davano per certa la nomina già a settembre, a quasi quattro mesi dalla decisione del Consiglio del Coi.Produttori di olio nel mediterraneo

E l’Italia? Purtroppo ancora una volta si trova a protestare quando i giochi sono fatti. E c’è da scommettere che le sorpese non tarderanno ad arrivare dal Coi a trazione iberico-araba: sia i Paesi del Magreb, sia la Spagna sono contrari alle norme restrittive sul contenuto di alchil-esteri grazie al quale spesso l’extravergine viene declassato a semplice olio vergine d’oliva. Non parliamo poi dei panel di assaggiatori voluti dall’Italia contro i quali Madrid ha più volte invocato l’intervento di Bruxelles, dopo che imponenti partite di falso oro verde italiano (proveniente in realtà proprio dai produttori magrebini), sono state individuate e bloccate prima di essere messe in commercio.

 

 

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