Sughi di pomodoro senza carta d’identità

Tutte rosse e tutte italiane: così titolavo la prova-etichetta per le passate di pomodoro. In effetti, una po’ a sorpresa devo ammettere, ho verificato che la totalità delle passate dichiara esplicitamente l’origine italiana. Dunque, per una volta, la legge sull’etichettatura viene rispettata. Dal 2006, in forza di un decreto ministeriale (Gazzetta Ufficiale nr. 57 del 9/3/2006, pag. 49) è obbligatorio indicare l’origine dei pomodori impiegati per produrre la passata.
E i sughi? L’ingrediente principale è sempre lo stesso e viene lavorato nella medesima maniera. Di diverso c’è solo la presenza di alcune aggiunte che variano da prodotto a prodotto: basilico, sicuramente il più diffuso, zucchine, melanzane, olive. Oltre a cipolle, carote, sale e pepe.
IL CASALINGO DI VOGHERA. Così ancora una volta ho indossato i panni del Casalingo di Voghera e armato dell’immancabile carrello sono andato a fare la spesa all’Iper di Montebello. La giornata era nebbiosa: più che a metà febbraio pareva di essere in pieno novembre, con una pioggerella finissima, fastidiosa e indisponente come sa esserlo quella novembrina.
Varcate le porte scorrevoli dell’Iper, tuttavia, ti lasci tutto alle spalle. Le luci e i colori nel santuario della spesa dei vogheresi (e non solo) ti inducono a dimenticare quanto hai lasciato fuori. Condizioni meteo comprese.
Rapida passata tra uno scaffale e l’altro. Decido di acquistare i barattoli di sugo delle marche più diffuse: Barilla, Star, Mutti, Voiello, Knorr, De Cecco, più una confezione con un brand sconosciuto: “Come tu li vuoi”, prodotto da agricoltura biologica. Ed ecco la sorpresa: a differenza delle passate non tutti i sughi dichiarano l’origine degli ingredienti. Non lo fanno Barilla, Starr e Knorr. Mentre Mutti, De Cecco e il prodotto “bio” recano la scritta «solo pomodoro italiano».
Sulla confezione del sugo Voiello (“Scarpariello con zucchine”) non è indicata esplicitamente l’origine della passata di pomodoro. Una dimenticanza? Come sempre quando si tratta di Voiello la confezione abbonda di informazioni per così dire non strettamente necessarie. Tali comunque da collocare il prodotto in un contesto storico e culturale molto ricco. «La scelta dei campi migliori,  la cura nella coltivazione e la raccolta nel pieno dell’estate italiana, quando il sole favorisce la maturazione ideale. Questo è [lo] Scarpariello, un pomodorino dal profumo fresco e dal sapore naturalmente dolce».
Di origine si parla sulla confezione Voiello, ma non per la passata quanto per la ricetta. E in effetti, almeno così si capisce a vedere i siti che si occupano di enogastronomia, fra le ricette tradizionali campane c’è la pasta allo “scarpariello”, un piatto veloce e (riferisce la tradizione) molto diffuso fra gli “scarpari”. I calzolai. 
Scopro però dalla lettura del sito dell’Azienda agricola sperimentale Stuard che esiste un pomodoro Scarpariello, coltivato per Barilla-Voiello (quest’ultimo brand appartiene alla società emiliana dal 1973) ma in quel di San Pancrazio, provincia di Parma. Dunque si tratta di una ricetta tipica oppure del nome attribuito a una nuova varietà della solanacea più utilizzata in cucina? A questo punto desisto. Il consumatore medio non può permettersi di svolgere un’inchiesta giornalistica per decidere se acquistare un sugo oppure no. Così il dubbio resta.
PREZZI. Lo scontrino non aiuta a identificare i prodotti sicuramente italiani, fatti con una materia prima che di regola costa più cara rispetto a quelle importate. Il sugo Knorr che non dichiara l’origine del pomodoro costa 6 euro al chilogrammo. Poco meno del prodotto bio “Come tu li vuoi” (6,63 euro al chilo) che reca addirittura la certificazione della Ccpb.
LEGGIBILITA’. Un’ultima nota sulla leggibilità delle etichette. Alcune fra quelle censite nella tabella riportata qui sotto vengono identificate con un omino armato di lente d’ingrendimento. E’ perché recano scritte in caratteri molto piccoli e difficilmente decifrabili per chi non abbia una vista da falco. Fra queste rientra anche il sugo “Come tu li vuoi” prodotto dall’azienda agricola Terre di San Giorgio di Grossolengo (PC).
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