Guerra del latte: ecco i numeri che danno ragione a Coldiretti

L’organizzazione dei produttori agricoli guidata da Roberto Moncalvo fa bene ad assediare lo stabilimento Lactalis a Ospedaletto Lodigiano: i francesi controllano il mercato italiano di latte e formaggi freschi. E impongono prezzi inferiori ai costi di produzione

Gli allevatori della Coldiretti a Ospedaletto Lodigiano

Gli allevatori della Coldiretti a Ospedaletto Lodigiano

L’assalto francese alla rete telefonica italiana è appena cominciato, con la scalata alla Telecom. Quello al latte made in Italy sta per compiersi. Non so dirvi se davvero il tycoon Xavier Niel, uno degli uomini più ricchi di Francia con un patrimonio personale di 9 miliardi di dollari, possa riuscire a prendere il controllo dell’ex monopolista telefonico. Con la finanza ho poca dimestichezza e non mi avventuro oltre. Sul latte, invece i giochi stanno per concludersi. A guidare il mercato italiano dell’alimento bianco è il colosso francese Lactalis che nel corso degli anni si è mangiato numerosi marchi storici del made in Italy a tavola: Galbani, Locatelli, Invernizzi, Cademartori, Parmalat. In questo momento movimenta circa il 10% del nostro latte. Ma soprattutto controlla di fatto il mercato al consumo del latte a lunga conservazione (attraverso il marchio Parmalat) e dei formaggi freschi. Il grmarchi-lactalis-italiauppo che fa capo alla famiglia francese Besnier è il leader di mercato in tutti i segmenti. Nel latte Uht ha il 33% e il numero due, Granarolo, arriva appena al 19. Nei formaggi freschi la multinazionale francese ha addirittura il 37%, Granarolo il 9. E dal confronto fra le principali categorie di prodotto, emergono dati ancora più inequivocabili: Lactalis ha il 34% nella mozzarella (Granarolo l’8,1%), nella ricotta arriva addirittura al 49,8% (Granarolo al 12,3%), nella crescenza i francesi pesano il 38% e gli emiliani si fermano all’11,9%. Gli altri produttori hanno quote risibili rispetto ai due leader di mercato.


Ha ragione Coldiretti quando accusa il gruppo con sede nella Loira, di fare dumping, offrendo agli allevatori italiani 34 centesimi al litro, con un prezzo di produzione che oscilla fra i 38 e i 41. Da quando i francesi hanno rilevato la Parmalat, risanata da Enrico Bondi e con un miliardo in cassa (che i Besnier hanno incamerato facendo acquistare all’ex impero di Calisto Tanzi le proprie attività in Sudamerica) , in Italia hanno chiuso 4.000 stalle da latte, il 10% del totale. E la spoliazione del nostro patrimonio lattiero caseario è appena all’inizio. Non è detto infatti, che ai francesi non riesca di imporre all’Italia la liberalizzazione del latte in polvere per la produzione dei formaggi non Dop, che di fatto farebbe sparire quasi 500 specialità casearie tradizionali.

Sempre secondo la Coldiretti, infatti, «gli industriali che sottopagano il latte italiano al di sotto dei costi di produzione sono gli stessi che hanno tentato il colpo di mano per chiedere il via libera all’uso della polvere di latte nei formaggi e yogurt Made in Italy». «Siamo di fronte ad un vero ricatto straniero», scrive l’organizzazione guidata da Roberto Moncalvo, «per la decisione del governo italiano di confermare il no alla produzione di formaggi senza latte fresco, con l’impegno diretto del presidente del Consiglio Matteo Renzi davanti ai 30mila agricoltori della Coldiretti riuniti all’Expo». «Fallito il tentativo di far saltare la legge n .138 dell’11 aprile del 1974 che ha garantito da oltre 40 anni il primato della produzione lattiero casearia italiana», conclude la nota Coldiretti, «il latte viene sottopagato a 34 centesimi al litro nonostante i costi di produzione siano in media compresi tra i 38 ed i 41 centesimi in Lombardia secondo lo studio ufficiale realizzato in base alla legge 91 del luglio che impone che il prezzo del latte alla stalla debba commisurarsi ai costi medi di produzione».

Allo stabilimento di Ospedaletto Lodigiano stanno giungendo anche i produttori di Confagricoltura Lombardia. La guerra del latte si allarga. Vale la pena di segnalare l’assenza della Cia, la Confederazione italiana agricoltori, il cui presidente Dino Scanavino riesce ad accodarsi a Coldiretti soltanto nelle dichiarazioni rese ai giornali.

Related News

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Copyrıght 2013 FUEL THEMES. All RIGHTS RESERVED.